Il senso di una cornice

di Paolo Lombardo

Paolo Lombardo
titolare di Artheos Cornici

Nel Rinascimento la cornice si è separata dal dipinto.
Sarebbe più corretto dire che nel Rinascimento la cornice si è separata dal dipinto nella manifattura dell’opera artistica, che prima era ricavata dalla stessa. La forza di quest’affermazione risiede nel fatto che, trascurando ogni aspetto pratico e tecnico, siamo noi umani ad averne bisogno e non il dipinto. Oggi più che mai necessitiamo di focalizzare non solo le nostre attenzioni ma, soprattutto, le nostre intenzioni, dato il bombardamento esponenziale di informazioni, al quale siano soggetti.

La cornice argina lo sguardo e ci educa ad una forma di igiene nella fruizione di ciò che viene posto davanti ai nostri occhi.

Ci induce a guardare una cosa alla volta e, analogamente, a pensare una cosa alla volta.

Il quadro che racchiude, qualsiasi esso sia, gode dei dovuti onori di casa in quanto, nel momento in cui è osservato, esso viene collocato in uno spazio onorevole e consacrato non più verso la parete sulla quale è stato posto il chiodo ma all’intimo di chi ne fruisce: accanto o sovrapposto a ciò che il quadro ci suscita o, se libero da precedenti ricordi o condizionamenti, in un luogo del nostro animo ancora tutto da esplorare.

Osservare una cornice, che non contiene nulla, può aiutare a simulare e sperimentare un raro tipo di silenzio, ma di questo ne parleremo in seguito. Esiste un problema a riguardo: reperire una cornice, che non contenga nulla (e qui lanciamo una sfida o un concorso). Se noi appendessimo ad una parete di casa nostra una cornice vuota, appena fissata, cesserebbe di essere vuota. Conterrà il muro, di qualsiasi colore esso sia.
Se cercassimo di risolvere l’enigma, allontanadola dal muro e appendendola, per esempio, al lampadario, non faremmo che peggiorare le cose: conterrà, evidenzierà, racchiuderà, isolerà il contenuto intero della stanza in cui siamo. Inserire al suo interno uno specchio significa che essa conterrà l’altra metà della stanza.

Abbandonando adesso questo giochino, che sembra più difficile di reperire un mezzo buco (altro enigma da risolvere), e appendendo una cornice ad un muro bianco, noteremo immediatamente che emerge, da dentro di noi, una sensazione di silenzio, che può essere gradevole se sereni, ma potrebbe non esserlo se conduce una vita non appagante. Tutto questo è reso più semplice dal fatto che una cornice, nella stragrande maggioranza dei casi, non assolve a obblighi prettamente funzionali ed è tantomeno portatrice di vincoli o divieti. Ogni oggetto che abbiamo nelle nostre case ha una funzione, la cornice no! Sappiamo tutti a cosa serve un pavimento, una maniglia, un bicchiere. La loro forma, il loro colore o il tipo di manifattura non incide con l’adempimento della loro funzione. La particolarità delle cornici che possediamo è che non serve a niente. Quindi qual è il senso di una cornice? Il senso di una cornice non è altro che il frutto di una vostra libera esperessione. Non esistono canoni, estetici e non, a cui debba essere soggetta: regole e convenzioni sono valide quanto il loro contrario. Si potrebbe sostenere che le cornici possano essere gli indicatori della libertà, che regna nell’ambiente che le ospita. In realtà non è nemmeno così, in quanto le intenzioni di chi le progetta e le propone non arrivano a tale raffinatezza di intenzione, ma si fermano al colore del divano o all’ottenimento di un prodotto, il più economico possibile.

Il senso di comunità culturale, come quella che stiamo realizzando attraverso la sperimentazione di Esperienza Artheos, risiede, appunto, nell’essere cornice al servizio di una cololettività, che nella condivisione diviene comunità, consorzio di esperienze. Traguardare attraverso il campo descritto dalla comunità culturale di Artheos significa, appunto, focalizzare come da una cornice i vari aspetti dell’intorno culturale ed esistenziale che ci circonda. Significa farci permeare dal medesimo, che con pari moto, ma verso opposto, entra nel nostro animo e ci interpella. La comunità culturale come una cornice, come una finestra, come un ponte, un passaggio, realizzato e da realizzare, passo dopo passo, con tanti compagni di viaggio e di esperienza, per giustapporre, nella condivisione, tante cornici, tante prospettive, alla ricerca del senso, di tutti e di ciascuno, di ciò che chiamiamo vita.

Sono ormai trent’anni che, sempre più consapevolmente, Artheos divulga e diffonde una cornice, fisica ed intellettuale, concepita per assolvere quei valori, ora arcaici ora sperimentali, che tendono a far vibrare la nostra emozionabilità e la nostra libertà.

A tutti voi, compagni di cornice, il mio più sentito benvenuto!

Paolo Lombardo
Maestro corniciaio – Presidente della Comunità Culturale di Esperienza Artheos

Riproduzione riservata © Copyright Esperienza Artheos – Artheos Cornici


Coordinate di questa pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.

Titolo: “Il senso di una cornice”
Sezione: “In cornice”
Autore:  Paolo Lombardo
Ospite:
Codice: IART2011121200MAN/A1
Ultimo aggiornamento: 24/11/2020
Pubblicazione in rete:  24/11/2020 (1° edizione,, novembre 2020)

Proprietà intellettuale: Esperienza Artheos
Fonte contenuti:  Esperienza Artheos
Fonte immagine: gentile concessione Paolo Lombardo

Collegamenti per approfondimenti inerenti al tema: www.artheos.it


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